"Ma che Storia" è il titolo del film del regista Pontino selezionato IN CONCORSO nella sezione "Controcampo" della prossima edizione della Mostra Internazionale del Festival del Cinema di Venezia, che si terrà nel capoluogo lagunale il prossimo mese di settembre. Il film, al quale ha collaborato per quanto riguarda la colonna sonora, Ambrogio Sparagna, è stato realizzato nell'ambito dei festeggiamenti dei 150 anni dell'unità d'Italia e ha come tema Il Risorgimento in un racconto lungo 150 anni: gioie e dolori di un paese grande e complicato. Gianfranco Pannone ha già iniziato le riprese di un nuovo film/documentario ambientato nel territorio pontino dal titolo "Scorie in libertà" un'opera che intende affrontare la scelta nucleare nel nostro Paese, partendo dall'esperienza della centrale nucleare di B.go Sabotino. Sinossi
Il Risorgimento in un racconto lungo 150 anni: gioie e dolori di un paese grande e complicato. Un viaggio tragicomico nella nostra storia attraverso il lungo e faticoso percorso unitario italiano. Mazzini, Garibaldi, Cavour..., nomi che oggi ci arrivano lontani, ma che così lontani non sono. Una grande rivoluzione quella del Risorgimento, salutata come vera e propria epopea nell'800, ma ridimensionata nel secolo successivo dal "male oscuro" italiano. Potere, intellettuali e popolo, un rapporto difficile, spesso violento e non privo di cinismo, che di fatto ha impedito il formarsi di un sentimento nazionale condiviso. E poi, un popolo di contadini quello italiano del primo novecento, via via cancellato dalle ideologie e da un'ansia del "nuovo" che hanno finito con l'emarginare tradizioni, consuetudini, affetti. Il racconto di questa epopea a metà, si sviluppa tra i cinegiornali e i documentari, dell'archivio Luce, dagli anni dieci agli ottanta, che attraversano non senza retorica la storia nazionale; un sentimento critico e amaro, anche ironico, tutto presente nelle parole di scrittori e poeti di estrazione politico-culturale diversa; e, vero e proprio controcanto, suoni ed espressioni del popolo, che raccontano gioie e dolori di una storia ricca e violenta. Così il sobrio ricordo di uno zio morto nella Grande guerra risvegliato da Vittorio Foa, si incontra con le strofe cantate di Raffaele Viviani contro ogni guerra, per poi scontrarsi con i retaggi fascisti della storia nazionale, affidati agli impeti di un popolo che si vuole guerriero ad ogni costo. Un Paese, come ci ricorda Alberto Arbasino, cresciuto a marcette, celebrazioni, lustrini, lumini, icone, fino all'inevitabile rigetto. Un Paese incapace di mettersi in discussione, di elaborare i propri lutti, di guardarsi dentro, tutto proteso verso un finto nuovo che ha finito col procurare grandi tragedie partorite da folli illusioni. Un Paese che si potrebbe dire morto, se non fosse che gli appartengono pagine straordinarie di storia e letteratura oltre che una ricchezza antropologica unica. Note di regia Mi sono più volte chiesto se, come me, anche la gente di questo Paese creda che la storia d'Italia, specie quella unitaria, sia difficile da rinchiudere in risposte nette, univoche. Ecco perché ho sentito il bisogno di questo film e di intitolarlo ma che Storia. Oggi buona parte degli italiani non sembra avere un sentimento nazionale. E, considerando le cronache politico-giudiziarie di questi giorni, c'è da comprenderli, ancor più se ricordiamo che per secoli l'Italia è stata attraversata da eserciti di ogni provenienza. Insomma, la nostra lunga e complessa storia ha impedito e impedisce tuttora il compiersi di un amor patrio veramente condiviso. Giuseppe Verdi, oltre a donarci la sua grande musica, ha ricoperto un ruolo importante di mediazione tra potere e popolo, al punto che ancor oggi gli italiani (non solo i leghisti) si commuovono ascoltando Và pensiero. Ma dove finisce il "teatro" e dove comincia il pensiero profondo? In Verdi convivono armoniosamente l'uno e l'altro, non so negli italiani. Difficilmente sarei arrivato a questo film se non avessi conosciuto, grazie ad Ambrogio Sparagna, prezioso complice di questa mia ultima fatica, il patrimonio musicale di tradizione orale del Paese. E' in questo patrimonio che individuo gli anticorpi di un popolo, in quella tradizione contadina che, contrariamente alla vulgata operaista, non affonda le proprie radici solo nella miseria e nelle ingiustizie, ma in un patrimonio culturale fatto anche di suoni e canti dal forte significato simbolico e comunitario Ecco perché, malgrado tutto, mi sento italiano nel profondo e non credo che, pure apprezzando la prospettiva federalista di un Cattaneo, in divisioni geografiche che considero tardive. E' stato anche il nostro cinema a far sì che questo sentimento si conservasse nel tempo: film belli e complessi come Senso e Il Gattopardo difficilmente si dimenticano. Biografia - Gianfranco Pannone Gianfranco Pannone (Napoli 1963) vive e lavora a Roma. Tra il 1990 e il 1998 ha prodotto e diretto la trilogia composta da Piccola America, Lettere dall'America, L'America a Roma e nel 2001 Latina/Littoria. Tra gli altri medio e lungometraggi ricordiamo Pomodori (1999), Sirena operaia (2000), Pietre, miracoli e petrolio (2004), Io che amo solo te (2005), Cronisti di strada (2006) Il sol dell'avvenire (2008). I suoi film documentari gli sono valsi partecipazioni e riconoscimenti in molti festival italiani e internazionali. Insegna Cinema documentario al Dams dell'Università Roma Tre e regia all'Accademia dell'Immagine dell'Aquila. Quest'anno con M. Balsamo ha scritto il libro L'officina del reale. Filmografia 2009 Immota manet 2008 Il sol dell'avvenire 2007 Benvenue chez Giuseppe 2006 Cronisti di strada 2006 100 anni della nostra storia (co-regia Marco Puccioni) 2005 Io che amo solo te 2004 Pietre miracoli e petrolio 2002 Cerimonie: gli italiani, la Chiesa, lo Stato 2001 Latina / Littoria 2001 Viaggio intorno alla mia casa 2000 Sirena operaia 2000 Ferie: gli italiani e le vacanze 1999 Pomodori 1998 L'America a Roma 1997 Ombre del Sud 1995 Lettere dall'America 1991 Piccola America 1989 La giostra |